Il lavoro in Sardegna? Provo molta rabbia, sapete? Quest’anno sarò costretto a ritoccare i prezzi al ribasso pur di stare dietro ad una concorrenza che si fa sempre più agguerrita. Non possiamo fare gli stessi prezzi dei marmi e graniti che arrivano dalla Cina. Il nostro è un prodotto di qualità superiore! Ho 73 anni, una vita dedicata al lavoro, una lunga esperienza nella lavorazione del marmo e del granito. Sicuramente per affrontare la crisi dobbiamo ridurre i costi di utenze e servizi. Pensate un po’, il Comune mi ha imposto di pagare più di 1 milione di euro di TARSU. Il parametro per determinarne l’importo è la superficie dei locali e degli spazi in cui opera l’azienda, lavorando marmo e granito servono spazi ampi, quindi … Per far fronte alle spese ho già attivato dei mutui, ma come posso pagarli se non riesco a recuperare i crediti di tanti lavori già ultimati? E’ un serpente che si morde la coda. Come uscirne? Le stiamo provando tutte ma al momento non si riesce. Vorremmo fare nuovi investimenti, ma facciamo davvero fatica. Le ultime grandi spese che abbiamo sostenuto sono state fatte per garantire agli operai condizioni di lavoro sempre migliori. 25 persone lavorano con noi, sono 25 famiglie di cui sento la responsabilità. Servirebbe agevolare gli investimenti delle piccole e medie imprese. A me piacerebbe puntare sull’innovazione, costruire capannoni e tettoie alte 700-800 metri per il fotovoltaico. Lo Stato dovrebbe incentivare le aziende che sono già sul mercato ad investire ancora. Un ultimo suggerimento: per uscire dalla crisi è di vitale importanza rilanciare in Gallura il settore dell’edilizia e dei trasporti. Altrimenti non se ne verrà fuori”.
[...] Articolo: La mia esperienza di imprenditore del granito Aggregato il 16 settembre, 2010 nella categoria Banche, Online Nessun [...]
Buongiorno Signor Mureddu,
sono d’accordo con Lei, a nessuno importa se le piccole imprese vanno a rotoli perchè troppo tartassate o perchè le banche a cui ti rivolgi per avere in piccolo mutuo che in certi momenti ti consentano di far fronte agli impegni assunti ti chiedano tante garanzie da potersi condiderare al limite dell’usura. Forse è ora che gli artigiani si ribellino a questo stato di cose, al fatto di sentirsi tacciati di essere grandi evasori fiscali, ma noi le tasse le paghiamo, eccome, e per ultimo, essendo artigiani non possiamo neanche
fallire perchè noi rispondiamo con i beni personali mentre la varie s.r.l. che sorgono come funghi in Gallura rispondono solo con il capitale della società, diecimileuro, sai che goduria.
Falliscono, non ti pagano e vanno via con il malloppo. E poi ti parlano di sviluppo e concorrenza leale, ma dove?
lucia mastinu
Buongiorno a lei Sig. Mureddu, ho letto con attenzione il suo sfogo e il suo rammarico per l’attuale situazione economica del suo settore, mi rattrista pensare che un imprenditore che come lei ha lavorato per tutta una vita sia costretto a cedere ai ricatti imposti dal mercato. Vorrei però rivolgerle una critica costruttiva, ma non solo a lei, a tutti gli operatori del settore: spesso per lavoro mi è capitato di sentire diversi imprenditori del granito, giovani e meno giovani, e in tutti ho notato una sorta di egoismo commerciale, nel senso che ciacuno pensava e parlava della propria azienda come se fosse l’unica a trattare il granito quasi non considerando le situazioni altrui; penso che questo atteggiamento abbia portato all’attuale crisi del mercato del granito che purtroppo gli imprenditori sardi non sono riusciti nel corso dei decenni a valorizzare abbastanza. Quando ascoltavo questi imprenditori chiedevo loro se avessero mai pensato di creare un consorzio del granito, se avessero mai pensato di concentrare nell’isola anche la lavorazione del materiale e di esportare solo il prodotto finito magari creando anche un marchio che lo distinguesse dagli altri, se avessero mai pensato di sfruttare al meglio i contributi che la comunità europea aveva messo a loro disposizione magari acquistando particolari attrezzature; a tale proposito qualcuno mi ha detto che addirittura tra diversi imprenditori si faceva a gara a chi acquistava il macchinario più costoso o più recente che magari qualcun altro aveva già. Penso che tale ambizione non abbia giovato a nessuno, tantomeno a voi stessi, se ci fermiamo a guardare le vari cave chiuse da anni troviamo in tutte le stesse attrezzature e gli stessi impianti, magari anche recenti, lasciati lì a morire.
Perchè non si è mai pensato di unirsi tutti gli imprenditori e creare consorzi o cooperative prima di tutto per razionalizzare le risorse e le conoscenze professionali e poi per valorizzare e pubblicizzare il prodotto già di per sè eccezzionale rispetto alla concorrenza?
Forse oggi sareste in una differente situazione; ma penso anche che sia possibile riproporre tale discorso alle aziende che come la sua ancora resistono nonostante tutto, rivolgete tale perseveranza nel promuovere il vostro prodotto e le vostre immense capacità artistiche, avete la fortuna di avere un bagaglio enorme di conoscenze che gli altri non hanno, non lasciate che vadano perdute.
Giovanni.
Caro Giovanni,
l’idea è giusta, è necessario cambiare il modo di fare impresa. Non si può più stare isolati e fare i “solisti”, dobbiamo organizzare imprese più grandi mettendo insieme tante imprese piccole. In Emilia-Romagna o in Toscana lo fanno da molti anni e il piccolo imprenditore artigiano non perde mai la sua autonomia decisionale. Allo stesso tempo, riesce a guadagnare di più perché quando compra attrezzature, materie prime o servizi paga meno e quando ha bisogno di aumentare i ricavi riesce a farlo grazie a consorzi e gruppi artigiani che partecipano a grandi commesse. Non so se questa sia anche la soluzione per l’amico imprenditore del granito, ma se foss al suo posto mi darei un gran da fare in questa direzione prima di costruire nuovi capannoni che rischiano di rappresentare un immobilizzazione fissa assai costosa. nel prossimo autunno, organizzeremo un incontro per discutere di queste nuove prospettive, nel frattempo è importante che le esperienze di altre Lucia o di altri Alberto vengano fuori e siano oggetto di comprensione.
Continuiamo a usa questo blog per conoscerci e confrontarci.
Grazie, ciao
Non è facile unirsi: la diversità è un elemento di ricchezza che però, se non è gestita correttamente, può creare diffidenza ed ostilità. E forse qui c’è molto di tutto questo!
E’ su questo che dobbiamo iniziare a lavorare!!!
C’è bisogno di riscoprire la fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, aiutarci reciprocamente a migliorare, prendere il meglio degli altri e dare agli altri il meglio che abbiamo in termini di capacità, valori, conoscenze, dobbiamo contribuire a diffondere le buone prassi, dobbiamo risvegliare le coscienze sopite di chi ha pensato solo al proprio tornaconto personale a discapito dell’altro fuori da ogni regola. Partiamo dal nostro piccolo!!! Iniziamo a portare vantaggi agli altri in termini di correttezza, affidabilità, puntualità senz’altro innescheremo un circolo virtuoso che contribuirà a far ripartire lo sviluppo inteso non solo in termini economici ma anche in termini di riscoperta valori sociali.
Gli imprenditori che conosco, quelli intraprendenti, corretti, curiosi di imparare, capaci di mettersi in discussione, oculati e lungimiranti, stanno soffrendo anche loro molto della crisi economica finanziaria ma il loro sentimento è quello di non mollare, sono attenti e realisti ma ottimisti! Sono pronti a cambiare!
Ho parlato con un’autotrasportatore che ha iniziato l’attività nel 1965, mi ha detto che prima si era più ingnoranti ma si andava avanti con la parola d’onore e la stretta di mano, e si facevano dei grandi affari con grandi debiti, che ci si accontentava di poco ma si godeva di più, che ora non si ha più la pazienza di ascoltare le esperienze dell’altro che al tempo erano, e anche ora lo dovrebbero essere, una fonte di ricchezza inesauribile e senza essere commiserati da nessuno di andava avanti. Ora non è più così e quindi è necessario cambiare e mi ha raccontato che all’età di 65 anni si è reso conto che l’attività che svolgeva non era sufficiente a garantirgli i guadagni che otteneva prima e allora…si è iscritto al corso per Agenti e Rappresentanti, si è rimesso a studiare e ha implementato la sua attività, A 65 ANNI!!! Quest’imprenditore ora ha 75 anni e lavora con i suoi 6 figli è vedovo ma nei suoi occhi traspare, nonostante le difficoltà, una speranza e una voglia di non mollare non comune, il desiderio che anche i suoi figli abbiano la stessa sua tenacia e possibilità…..lasciamoci contagiare da persone così! Sono sicura che in Gallura che ne sono migliaia!!!!
Grazie Sig. Ambrosino.
Leggendo i vostri commenti è molto chiaro quanto sia crescente la volontà e la necessità di cambiare il nostro modo di essere,di pensare….. sempre troppo presi dalle nostre piccole cose, mentre il mondo gira ad una velocità vertigginosa. Siamo qui a pensare cosa fare mentre da qualche parte, qualcuno, ha già fatto qualcosa…e magari di buono. A volte è più utile lavorare in silenzio e documentarsi, procedere per la propria strada quando si è convinti di fare la cosa giusta. Cosa c’è di così negativo ad imitare, o forse è meglio dire imparare?…bisogna studiare, aggiornarsi e muoversi in fretta…..perdiamo troppo tempo a lamentarci, discutere, litigare ….ma i fatti aimè tardano a prendere corpo.. Nessuno ci aspetta……rischiamo di perdere un treno che non ripassa domani, perciò se qualcuno ci propone un passaggio, accettiamolo!!!!!! In fondo cosa abbiamo da perdere quando tutto va a rotoli? Si respira nell’aria che qualcosa è in movimento, ma non si capisce cosa….., c’è molto malcontento ma non si capisce..come ..risolverlo, si sa che si deve fare qualcosa ma non si capisce quando…..Io direi che se c’è qualcuno che organizza, rischia, si impegna, urla per farsi sentire, dev’essere ascoltato!!!!! Questo è l’urlo delle imprese e noi siamo qui per questo.Perciò quando vi chiediamo di salire sul treno con noi,non abbiate timore,seguiteci perchè tutti insieme possiamo fare tanto. In fondo cosa avete da perdere?