Buongiorno, sono Mario Renzo Solinas socio insieme a mio figlio di un’azienda artigiana che lavora il legno. In primo luogo volevo ringraziare la CNA di Olbia per essere stato contattato a partecipare all’ultima riunione nella quale si è discusso della crisi che ci ha colpiti e dei vari problemi che ci circondano, quali quello della concorrenza sleale. Partendo dal presupposto che quest’ultima può sicuramente incidere sulle difficoltà che le piccole – medie imprese come noi stanno cercando di superare, il mio pensiero è che il maggior problema sia invece la pressione fiscale e contributiva che ci bersaglia e che purtroppo pone l’Italia come una tra le prime nazioni in Europa per il maggior carico fiscale sul lavoro.
A causa di essa, degli elevati costi finanziari, dei pochi soldi che rimangono per ricerca ed investimenti, nonché delle scadenti infrastrutture, le aree produttive del nostro paese perdono in continuazione posizioni rispetto ai concorrenti internazionali, arrivando così ad esportare sempre meno, tagliare le remunerazioni e tornare indietro anziché migliorarsi e progredire.
Malgrado la nostra sia una categoria che da un lato manda avanti l’economia italiana costruendo negli anni crescita ed occupazione, ci ritroviamo dopo 40 anni di duro lavoro a percepire pensioni minime e non riuscire ad arrivare a fine mese! Quindi a mio modesto parere una delle prime azioni da attuare sarebbe quella di ridurre il prelievo fiscale dei lavoratori in modo che anche noi “imprenditori” possiamo essere maggiormente incentivati nell’assumere nuovo personale dipendente e trovare soluzioni alternative e concorrenziali per affrontare questa profonda crisi!
Perciò credo che la classe politica dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e cercare di intervenire in nome delle buone ragioni dell’economia reale e del lavoro del nostro Paese, dovrebbe comprendere che in questi tempi fatti di licenziamenti e fallimenti si dovrebbero trovare soluzioni coerenti ed oneste che aiutino le nostre aziende ed i nostri lavoratori dipendenti a superare questi momenti di crisi globale.
Convinto che insieme possiamo lottare ancor di più affinché le istituzioni, la politica, le forze economiche ed i sindacati condividano le responsabilità di fare quanto è necessario affinché le imprese possano esprimere contemporaneamente ed unitamente le loro potenzialità, ringrazio la CNA per l’impegno costante nel dare voce a noi imprenditori cogliendo il nostro malessere.
Augurandoci/vi tempi migliori, vi saluto calorosamente.
Grazie Mario per questo invito a riflettere su uno dei problemi più sentiti da tanti imprenditori. Le difficoltà “dell’economia reale” ruotano sicuramente intorno ai temi presenti nel tuo racconto: pressione fiscale, occupazione, competitività.
Non si può certo pensare a questi come fattori slegati, anzi. Una loro gestione non ottimale crea conseguenze pesanti e complesse da contenere, come appunto la concorrenza sleale di cui abbiamo parlato a lungo.
Un sistema più “sostenibile” consentirebbe forse alle piccole e medie imprese di investire maggiormente sia sulle risorse materiali che su quelle umane, rimettendo in moto meccanismi virtuosi di crescita.
Cosa ne pensano a proposito gli altri lettori del blog? Fateci conoscere le vostre opinioni.
Grazie a tutti
caro Mario, hai fatto bene a spiegare la situazione che stai vivendo: ” … elevati costi finanziari, pochi soldi che rimangono per ricerca ed investimenti, nonché delle scadenti infrastrutture, le aree produttive del nostro paese perdono in continuazione posizioni rispetto ai concorrenti internazionali, arrivando così ad esportare sempre meno, tagliare le remunerazioni e tornare indietro anziché migliorarsi e progredire.” Quindi che cosa facciamo e per che cosa ci battiamo? Nelle interviste Bottom-up, ormai concluse, abbiamo chiesto se, per uscire dalla crisi, fosse giusto creare una tassa temporanea su grandi patrimoni e grandi rendite i cui proventi venissero destinati a un Fondo Nazionale per l’Innovazione di PMI e artigiani. Soldi freschi cioè, da gestire per linee strategiche pubblicamente condivise ed esigibili se conformi per credito d’imposta, evitando bandi e formule pilatesche complicate. Sarà interessante vedere che cosa dicono gli imprenditori e poi come si potrà agire dentro la CNA, verso le altre associazioni e stakeolder istituzionali. Mi domando come mai in Germania o In Gran Bretagna queste misure sono già in atto mentre qui in Italia invece non se ne discute affatto. Cominciamo a parlarne e a porre la questione a tutte le forze politiche e sociali. Del resto o si fa così o sarà sempre più arduo tornare a crescere.
Grazie ciao
Buonasera, sono d’accordo con il signor Mario. Troppa la pressione fiscale a carico dei lavoratori, siano essi dipendenti che autonomi. Non si può lavorare un intero anno e poi ritrovarsi a luglio a dover versare allo stato l’ottanta per cento dei tuoi guadagni, ma a ciò aggiungi anche i vari acconti per l’anno in corso e ti ritrovi nelle condizioni di dover chiedere un prestito per pagare le tasse. Non che al lavoratore dipendente vada maglio con un prelievo fiscale del 33%, se poi è coniugato o a figli ci sono i cosidetti assegni familiari, figuriamoci. Un dipendente con uno stipendio decente ritira per la moglie a carico la fantastica cifra di € 10,33 al mese.
D’altra parte, a volte, pur avendo necessità di personale fai a meno di assumerlo perchè troppo alti i contributi. Ma non sarebbe più equo diminuire il costo del personale in modo da aumentare gli stipendi? Ulteriore paradosso: più lavori, più produci ricchezza e di conseguenza dai lavoro anche ad altri e più vieni tassato, che strano!
Il rovescio della medaglia, quello che ti fa maggiormente andare in bestia è che, per ogni artigiano o piccolo imprenditore che viene spolpato fino all’osso, ci sono i ” grandi ” che hanno imparato benissimo la lezione: perchè investire in ricerca e innovazione, perchè creare nuovi posti di lavoro quando gli stessi capitali a ciò destinati vengono invece investiti nelle rendite finanziare che rendono molto di più. Infatti loro pagano solo un 12,50% di tasse contro una media del 60/70 % delle rendite da lavoro autonomo. E la nostra classe politica che fa? Discute animatamente di chi sia una casa nel principato di monaco o chi sia l’ultima stellina in cerca di notorietà fotografata a fianco di questo o di quello. Ma i nostri politici hanno mai provato a farsi un “giro” sui vari blog per sapere cosa veramente pensano di loro? Avete voglia di ridere, fatevi un giro su internet, le barzellette sui nostri politici girano a mano libera, ma d’altronde quando sentiamo ribadire che la crisi è passata e che la nostra pressione fiscale è tra le più basse anche a noi viene da ridere, ma per la rabbia………
Grazie a tutti per le Vostra risposte interessanti e soprattutto intelligenti.
Sull’argomento in questione volevo solo aggiungere che non siamo i soli a pensarla così ma da un articolo giornalistico dell’unione Sarda del giorno venerdì 01.10.2010 si evince che a riguardo alla crisi dei consumi in Italia ed in Sardegna anche il leader della Confcommercio dott. Sangalli parla proprio del fatto che una delle priorità per affrontare la crisi è quella di diminuire le tassazioni sul lavoro e sulle imprese attuando una avanzamento dell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione, controllo e riduzione della spesa pubblica e progressiva diminuzione delle aliquote fiscali. Citando queste come condizioni necessarie ed indispensabili per realizzare una riforma fiscale valida.
Queste parole mi trovano naturalmente d’accordo e mi fanno sperare su un futuro migliore che aiuti noi aziende a superare la crisi ed incoraggiare le nuove assunzioni.
Approfitto inoltre per fare i miei complimenti al Sig. Massimo Bonacossa segretario della CNA che insieme al Presidente Cherchi hanno preso le distanze dalla Confartigianato e Confindustria riguardo le contestazioni sulle bollette Cipness, così come si evince dalla stampa regionale della Nuova Sardegna di martedì 05.10.2010
Concordo pienamente con l’atteggiamento assunto dalla CNA che come sempre ha dimostrato di mettere al primo posto gli artigiani rispetto ad una guerra che rischia semplicemente di aggravare maggiormente la posizione di noi imprese.
Questo ci conforta e dimostra ancora una volta che l’atteggiamento giusto che tutte le associazioni di categoria dovrebbero intraprendere è principalmente quello di pensare anzitutto a noi imprese e non ai sindacati e/o alla politica.